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F.Iantosco: “Sì, faccio” solo”l’allenatrice di ginnastica artistica.

“E cosa fai di lavoro?”
“L’allenatrice di ginnastica artistica”
“E fai solo quello?”

Solo quello. Sì, alleno le vostre figlie 5/6 ore al giorno, programmo le lezioni, gli orari, i turni, gestisco le loro paure, le loro ansie, condivido con loro i momenti felici e le sostengo in quelli difficili e tristi, le sprono ogni giorno per dare il meglio di loro e non arrendersi mai, contribuisco alla loro crescita, non solo come atlete ma anche come persone.

Poi arrivo a casa, gestisco le iscrizioni, i pagamenti da sollecitare mille volte, la parte amministrativa, le fatture, i bonifici, i tesseramenti, i messaggi che arrivano a qualsiasi ora del giorno e della notte come fossi un servizio h24.

Costruisco ad ogni singola ginnasta la composizione migliore del suo esercizio per far sì che in gara venga penalizzata il meno possibile, lo scrivo, cancello, poi riscrivo fino a quando non trovo l’incastro degli elementi perfetto che possa farle prendere il miglior punteggio.

Alcuni mesi non esiste un giorno di riposo, anche per otto/dieci settimane consecutive, in settimana ci si allena e il sabato e la domenica in campo gara, eppure non mi lamento mai.

Sì, faccio solo quello, e guadagno 10.000 euro all’anno, ma lo faccio perché amo sopra ogni cosa quello che faccio, nonostante sia un lavoro da cui la testa non stacca mai e che a volte fa stare davvero male.

Faccio solo questo e quest’anno a causa del Covid e di dubbie interpretazioni a dei decreti, dopo cinque anni in cui ho messo tutta me stessa in una società che ho creato da zero, ho visto tutto il mio lavoro distruggersi. Decine di atlete che potrebbero smettere di fare lo sport che facevano da anni…

Perché sì, facciamo solo quello e non siamo tutelati da nessuno, non abbiamo contributi, non abbiamo malattia, ferie, cassa integrazione, ma abbiamo affitti da pagare, rate della macchina, bollette, mutui. E non ci lamentavamo nemmeno di questo, ognuno fa le proprie scelte, anche a costo di molte rinunce. Speravamo solo che qualcuno capisse l’importanza del nostro ruolo, e che lo sport in generale, e la ginnastica artistica in particolare con i suoi ingombranti attrezzi e il magnesio che sporca a terra e da sempre così tanto fastidio, venisse tutelato, e non trattato come l’ultimo tassello di un mondo in cui la vita sana, l’importanza di crescere in un gruppo in cui compagni e allenatori diventano una seconda famiglia, l’apprendere valori e regole, l’essere consapevoli dei propri limiti e trovare la forza per superarli, e potrei dilungarmi molto oltre, sembrano non importare più a nessuno.

Sono amareggiata e spaventata dalla stagione che sta per iniziare, non ho idea di come andare avanti, perché faccio l’allenatrice, e sono costretta a subire le decisioni di amministrazioni, stato e di chiunque non si curi delle società sportive e delle persone che ci lavorano, ma probabilmente anche questa volta troverò la forza e sì, continuerò a fare SOLO quello.

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