Il Divin Codino: un ritratto in chiaroscuro.

C’era grande attesa per l’uscita del film “il Divan Codino” diretto tra Letizia Lamartire, tra i tantissimi estimatori del fuoriclasse, uscito mercoledì 26maggio sulla piattaforma Netflix ma nonostante non manchino gli aspetti positivi, il prodotto finale lascia diverse perplessità e personalmente non risulta all’altezza di un’opera degna del talento di Codogno.

Stando a ciò che ha rivelato la figlia Valentina, la visione del lungometraggio ha spinto il calciatore alle lacrime. “Papà ha pianto per tutto il film… e voi?” chiede la primogenita dell’ex calciatore su Instagram. Ecco domanda giusta ed intelligente. Critica e pubblico si sono molto divisi sull’opera cinematografica. Personalmente, dopo aver visionato il film, mi ritrovo nella corrente di pensiero di coloro che lo ritengono deludente.

Divin Codino celebra l’uomo oltre il mito, con un film che segue la carriera calcistica di Roberto Baggio (interpretato da Andrea Arcangeli). Una carriera lunga 22 anni costellata da infortuni, alcuni molto gravi, il rapporto non sempre idilliaco con i suoi tifosi, le incomprensioni con alcuni dei suoi allenatori e la sua famiglia.

Partendo dagli esordi nelle fila del Vicenza, il momento topico del rigore di Pasadena nella Finale 1994 tra Italia-Brasile, il film ripercorre la vita di Baggio. Il racconto di grandi successi sul campo di un calciatore fenomenale che alla visione di un occhio attento, però, risulta monco.

Nulla sul turbolento passaggio dalla Fiorentina alla Juve, acerrimi rivali; non si vede Baggio con la maglia juventina, né con quella rossonera del Milan, nè tanto meno con quelle di Bologna o Inter. Grave assenza, inoltre, la gloria nella serata di celebrazione del Pallone d’oro, o del fuori “tanto così” di Francia 98.

Nulla con Lippi o con Capello, o con Alex Del Piero, suo successore.

Tutto abbastanza scialbo e spento, abbastanza piatto che lascia nello spettatore la sensazione di un qualcosa di incompiuto e da completare.

A nostro modesto avviso, anziché usare tanti salti temporali, gli sceneggiatori potevano prendersi molto più tempo ( solo 92min) per raccontarne più aspetti della sua carriera (e magari crearne una serie tv, come con Totti), oppure approfondire un solo aspetto, come il rigore sbagliato a Pasadena o il Pallone d’oro e tutte le implicazioni da esso generate.

Insomma, a essere cinici, Il Divin Codino è un riassunto mal riusciuto che ai tantissimi fan di Roberto Baggio, non può bastare.

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