Il FOGGIA e i suoi inguaribili tifosi: Alfredo De Carlo e i suoi 2000 KM.

Alzi la mano chi non sa che Foggia è una piazza diversa dalle altre: una città passionale, che vive di pane e pallone ed è perdutamente innamorata della propria squadra. Di supporters e icone dei colori rossoneri ve ne sono parecchi. Chi non conosce, ad esempio, la simpatia di Emilio Cavelli, noto in tutti gli stadi d’Italia, sia per il suo abbigliamento, sia per l’amore verso la sua squadra del cuore, che segue nel bene e nel male. Altro simbolo della tifoseria rossonera è sicuramente Francesco Malgeri, alias Nonno Ciccio, un arzillo ultranovantenne che nonostante la sua veneranda età non ha mai smesso di seguire Il Foggia. Lo fa da oltre 80 anni, macinando km su km ed è benvoluto da tutti nei suoi messaggi di rispetto e amicizia anche verso gli avversari, divenendo figura emblematica di una tifoseria d’altri tempi. I sostenitori foggiani, però, sono sparsi ovunque nel mondo: Cina, Brasile, Sud America ecc. Con l’avvento dei social, i vessilli della gloriosa compagine dauna, sono presenti in tutte le zone del globo terrestre. Stato Quotidiano ha conosciuto la storia di un altro fedelissimo che con mille sacrifici, segue costantemente i propri beniamini, praticamente da sempre. Lui è Alfredo De Carlo, già presidente del Foggia Club Val di Susa, che vive in quel di Bussoleno, hinterland torinese. Dalla sua Val di Susa, dove ha lavorato una vita nelle Ferrovie dello Stato, scende giù a Foggia, percorrendo circa 2000km, ogni volta che i suoi idoli calcano il glorioso prato del Pino Zaccheria, condividendo le sue emozioni post gara nella casa foggiana di sua sorella Emilia, anche lei grande tifosa. Lo abbiamo sentito e abbiamo fatto 4 chiacchere amichevoli con lui, carpendone l’entusiasmo e la passione per il calcio e per il senso di appartenenza che la squadra gli conferisce, tenendone il legame alle radici foggiane ben saldo.

I colori rossoneri quanto sono stati importanti per te che hai vissuto e vivi ancora al Nord?

“L’importanza di questi colori non può essere commisurata. Solo chi vive lontano da Foggia può capire tutto questo”.

Quanta fatica e sacrifici ti costa questa tua passione rossonera?

A parte i sacrifici economici, che non considero, gli altri sono legati alla famiglia, anche se mia moglie spesso si lascia coinvolgere da questa mia passione e sono legati alla fatica del viaggio. Fare 1000 km all’andata e 1000 al ritorno non è cosa da poco, però, sono ripagati da questo amore sconfinato che ogni individuo si può portare nel suo Dna”.

Qual è stata la partita che ti ha emozionato storicamente di più? E a quale campione del Foggia sei più affezionato nella storia calcistica rossonera?

Aver seguito il Foggia da sempre e soprattutto le epoche zemaniane, partite o episodi emozionanti ne avrei tanti da raccontare. Potrei elencarti Modena, Firenze, Bergamo, Piacenza, Napoli, però quello che mi è rimasto più vivo nei ricordi è soprattutto l’azione del secondo gol, realizzato da Baiano a Cremona. Quella è una cosa che continuo ancora a viverla”.

Venendo a questo campionato, come giudichi il Foggia attuale, vedendolo sempre dal vivo? Hai fiducia in Zeman 4.0 o pensi che il boemo ormai abbia fatto il suo tempo?

   “Considerando la squadra che è composta da 21 nuovi giocatori e solo 4 dell’anno scorso, si può solo essere che soddisfatti. Sicuramente ci sono dei margini di miglioramento. In riferimento al maestro Zeman, persona della quale bisogna avere solo stima e rispetto per il suo modo di interpretare il calcio e per la sua integrità morale, lui riesce ancora a trasmettere ai suoi calciatori quei valori che si sono ormai persi in questo mondo calcistico. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, il suo modo di interpretare il calcio non ha tempo e quindi anche per la sua età non è paragonabile a nessuno. Lui è il Maestro”.

Hai un aneddoto curioso abbinato al Foggia o qualche suo match, da raccontare per noi?

“Sì, un aneddoto curioso da raccontare è in riferimento al Foggia di Stroppa. Il mio rientro a Foggia dopo la partita di Parma. Lo stupore e la gioia infinita di salire sul treno e nella carrozza dove avevo assegnato il posto, trovare tutta la squadra e quindi io sono rimasto seduto con loro, in mezzo a loro, condividendo tutto il viaggio. Pensa cosa significa poterlo fare con tutti i tuoi idoli, cogliendo tutti gli umori e le loro considerazioni direttamente nel dopo partita. Sicuramente è il Foggia a cui sono più legato, con cui ho avuto più contatti e modo e tempo di condividere soprattutto con i calciatori. Facemmo, ad esempio, una cena di beneficenza con Gerbo a Torino, precisamente ad Avigliana, poi nel Trentino con la squadra in ritiro e come detto nel treno, quindi ho avuto modo proprio di conoscerli personalmente e con i quali abbiamo avuto un ottimo rapporto, anche dopo”.

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