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L’anno dello sport” monco”.

Di ciò che è stato e sarà il 2020 e la sua drammatica pandemia, si è detto e scritto tantissimo, da tutti i punti di vista. La mia riflessione è su ciò che il 2020 ha rappresentato per lo sport.

La macchina di un avvenimento sportivo o di una grande manifestazione, ha necessità di tanti ingranaggi per funzionare, per tutto ciò che rappresenta e che muove intorno a sè. A seguito dell’emergenza Coronavirus, tante competizioni di ogni ordine e disciplina, le attività di palestre, centri sportivi, piscine ed impianti, sono state letteralmente paralizzate. Le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non, ha subito forti condizionamenti e quella amatoriale addirittura interrotta, privando tantissimi amanti di un sano movimento fisico e di un bel momento di socialità, in una vita sempre più frenetica e stressante.

È stato l’anno dello scudetto in estate, dei protocolli sanitari da rispettare, dei tamponi più o meno positivi, della sospensione di tutti i campionati dilettantistici e giovanili, delle nostre squadre di Manfredonia, in vetta alle classifiche, del rinvio di massime manifestazioni come gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. È stato l’anno in cui abbiamo perso tantissimi atleti di valore, a cui va il ricordo mio e di tutti gli appassionati: Pietro Anastasi, Kobe Bryant, John Andretti, Luciano Gaucci, Tibor Benedek, Mario Corso, Pierino Prati, Diego Armando Maradona, Alejandro Sabella, Paolo Rossi e di grandi giornalisti come Franco Lauro, Gianfranco de Laurentis, Gianni Mura, Sergio Zavoli.

L’impatto economico per lo sport è stato devastante sia per le società appartenenti alle varie federazioni, persino per le più ricche, sia per chi di sport ci vive, soprattutto a livelli più bassi. Ricadute economiche che sicuramente si riverbereranno nelle stagioni a seguire e sulle tante associazioni dilettantistiche che si spera riescano a sopravvivere. L’ incidenza,poi, degli stadi e degli impianti sportivi deserti e a porte chiuse, ha privato i campionati ancora in corso, non solo di ingenti risorse economiche, derivanti da sponsor ed incassi ma forse, per alcuni, anche a falsare i risultati sportivi senza il ” contributo ” del pubblico. Lo sport senza pubblico è davvero triste, per i protagonisti in campo e per i tifosi senza i propri beniamini. Il mio augurio è che l’anno che sta arrivando, possa portare ad una svolta, alla ripresa delle attività di base, delle attività agonistiche a tutti i livelli e che possano nuovamente sentirsi, subito, tamburi, cori e boati. Possano sventolare nuovamente bandiere e vedere esultanze e occhi dei bimbi che brillano per i loro idoli. La nostra passione nessuna pandemia potrà mai fermarla.

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