Rugby, VI Nazioni: Maestosa Irlanda



Finisce 36 a 0, a Dublino, il match della seconda giornata del 6 Nazioni 2024 tra Irlanda e Italia. All’Aviva Stadium l’Irlanda sale in cattedra dimostrando tutta la sua bravura, dimostrando la nostra mediocrità del gioco a rugby italiano. L’Irlanda, come ampiamente pronosticato da Sportivamente, vuole imporre la propria supremazia di gioco contro tutte le avversarie del torneo e ieri è stata una supremazia di gioco irlandese contro il nostro statico, mnemonico e balbettante gioco italiano.
Parte subito forte l’Irlanda nel primo tempo che va subito in meta al 7′ con Crowley, al 24′ con Sheean, al 37 con Conan e al 49′ di nuovo con Sheean. 19 a 0 il parziale a favore dei “verdi” con il punto bonus in attacco già conquistato. Il secondo tempo non è diverso dal primo, con un’Irlanda spregiudicata in attacco e nel gioco che completa il quadro con le mete al 61′ con Lowe e al 77′ con Nash. 36 a 0, fine dei giochi. È stata un’altra sconfitta onorevole come è solita definire la Federazione Italiana Rugby come scusante psicologica nei confronti dei tifosi per celare statistiche da squadra dilettante? Le statistiche parlano chiaro, i numeri vanno sempre oltre le sensazioni, le emozioni e le giustificazioni psicologiche. L’Italia del rugby non ha le qualità tecniche-tattiche di gioco nell’affrontare squadre i prima fascia come l’Irlanda. L’Italia non ha prodotto gioco in attacco, infatti l’Irlanda ha avuto il 63% di possesso di palla e del 63% di possesso territoriale. In pratica l’Italia ha subito il dirompente gioco in attacco degli irlandesi che guadagnano 606 metri di terreni con palla alla mano contro i modestissimi 243 metri degli azzurri. L’Irlanda gioca alla mano e lo sa fare effettuando 253 passaggi totali contro i solo 97 italiani. L’Italia, come al solito, esprime un gioco mnemonico, scialbo, senza personalità. Qualche giocata impostata e prescritta dell’allenatore “fenomeno” del momento. Purtroppo coach Gonzalo è pienamente a coscienza della scarsa qualità del gioco italiano che non è riuscito a sviluppare, in 24 anni di 6 Nazioni, un’identità di gioco di squadra. Ogni coach è costretto a impostare un gioco prescrittivo e questo lo si denota dalla mancanza di fantasia dei nostri giocatori che non hanno il vissuto necessario per saper leggere le giocate avversarie e nell’adattare le tattiche in base alla situazione di gioco. Il nostro è un gioco statico che lo si denota nella velocità di uscita della palla nel punto d’incontro (ruck). Gli irlandesi sono in grado di uscire la palla dalla ruck entro 3 secondi nel 68% delle volte. I nostri azzurri lo fanno meno della metà delle volte, poiché i nostri si schierano lenti in attacco dando tutto il vantaggio di posizionarsi in difesa e di trovare già soluzioni per bloccare le iniziative d’attacco degli azzurri. Se si considera l’uscita della palla nella ruck nei 6 secondi, che nell’alto livello di gioco sono numeri da una squadra incapace di organizzare gioco offensivo, la nostra Nazionale lo fa per 16% delle volte contro il solo 5% irlandese. Qualche lettore tifoso potrà adesso aggrapparsi al mito della nostra superiorità del pacchetto di mischia. Purtroppo i tempi di Cutitta o di Lo Cicero sono finiti da un pezzo. Anche il nostro pacchetto di mischia produce un gioco non all’altezza nell’affrontare un torneo come il 6 Nazioni. Il nostro pacchetto degli avanti è vincente in mischia solo 4 volte contro le 8 volte irlandesi. Nel gioco tattico della rimessa laterale gli azzurri la conquistano solo 9 e perdendone 5. Gli irlandesi riescono a beffare l’Italia conquistando e rubando palla due volte in touche su introduzione italiana. Sono numeri statistici da capo giro. L’Italia è riuscita a perdere in 24 anni di 6 Nazioni anche la supremazia del pacchetto di mischia che è stato sempre invidiato dalle altre federazioni di rugby. Ricordiamo che il nostro Cutitta è stato a lungo coach di mischia della Nazionale di rugby scozzese. E in difesa come si è comportata la nostra modesta Italia? Su 202 placcaggi effettuati ne ha persi ben 33.
La domanda da porsi è questa, può il coach Gonzalo invertire da solo la rotta intrapresa dalla nostra Federazione negli ultimi 24 anni, che è quella di vincere sporadicamente qualche partita e reggersi sulla giustificazione ormai improponibile della sconfitta onorevole? Il presidente Innocenti quando metterà in atto quelle decisioni di cambiamento e di rivoluzione tanto decantate durante la campagna elettorale di nomina come presidente. Anche i numeri della Federazione parlano chiaro. Non si assumono tecnici o personale per progetti, ma è piena di persone che sono assunti a contratto a tempo indeterminato. Avete letto bene indeterminato, come se fosse un ministero. Può con questa politica la Federazione fare una propria pulizia all’interno per affrontare seriamente le problematiche ataviche del nostro rugby e iniziare ad effettuare una pianificazione strategica volta a gettare le basi solide su dove far crescere il movimento? Se non verrà effettuata una rivoluzione culturale in Federazione credo che la situazione andrà avanti così sine die.

Purtroppo l’Italia del rugby non vuole affrontare i propri fantasmi e preferisce restare legato alla leggenda dello sforzo dell’Italia per l’ingresso nel 6 Nazioni, dell’impresa di Grenoble contro la Francia in Coppa Fira e di qualche vittoria sporadica.

pH: il Sole 24 ore

Marco Gallifuoco

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